Zonzo

(inedito, stampato su carta adesiva e attaccato nei vagoni del treno dove si svolgeva l’azione Crateri e Criteri orchestrata da Matteo Fraterno, Napoli 2002)
Zónzo, s.m. usato in it. nella sola locuzione andare a zonzo, passeggiare senza meta, perdere tempo: invece di studiare se ne va a zonzo – Voce di origine onom. proveniente dal gr. peripatetico zōnnýnai ‘cingere’, “andare intorno”, “andare nella zona”. Da zona provengono entrambe le forme della trasformazione urbanistica: l’oramai desueto Zoning e il sempiterno Zonzo. Zonzo è connaturato alla nascita della città, si fa vivo nella polis greca e nel castrum romano, prolifera nella città medioevale, e comincia ad essere “visibile” solo verso la fine dell’ottocento con la crisi della rappresentazione artistica tradizionale e con il consolidarsi della città industriale, dove Zonzo è il luogo in cui si fanno spazio i suoi scarti. In principio è la città del flâneur descritto da Baudelaire e criticato da Benjamin, quel fannullone che si perde tra le vetrine dei boulevards e le architetture della Parigi di fine secolo. Presto Zonzo si trasforma in quell’altrove che cingeva Parigi tra il periferique exterieure e quello interieure, in fr. la zone dove ancora oggi fioriscono i mercati delle pulci. Zonzo proviene etimolog. da questa zona parigina, è una ripetizione onom. e sciamanica di zon-zon = andare nella Zona, luogo esotico dove regna il caso, dove trovare strani oggetti e avere incontri inaspettati. È qui che nel 1927 George Lacombe gira il film La Zone, una zona ai confini della modernità che vive in una continua trasformazione entropica, rappresentata nel film da un ininterrotto fluire di immondizie di cui si nutre una intera umanità derelitta. È sempre negli anni venti che Zonzo diventa oggetto delle Visite di Dada e delle Deambulations dei Surrealisti che dichiarano l’esistenza di luoghi banali e di luoghi inconsci da esplorare come la mente, luoghi in cui intervenire con pratiche nomadi: a piedi, senza lasciare tracce, senza lasciare opere. Le strade di Zonzo saranno percorse poi dai Lettristi e dai Situazionisti che negli anni cinquanta, attraverso la Théorie de la Dérive, scoprono una città ludica che si oppone all’omologazione del progetto moderno e alla società dello spettacolo.
Oggi sono sempre più numerosi ricercatori che si recano a Zonzo per esplorare quelle amnesie urbane che costituiscono il progetto inconscio della città. Il collaboratorio di arte urbana Stalker (www.stalkerlab.it), recentemente confluito nell’Osservatorio Nomade, attraverso la pratica della Transurbanza percorre i “vuoti” di Zonzo, quegli spazi sfuggiti allo zoning degli urbanisti e alla mania ri-qualificatrice e ri-cucitrice delle amministrazioni, come se questi spazi non godessero di una propria qualità e non potessero vivere in un sistema di strappi. Esistono infatti a Zonzo dei tratturi urbani che provengono dai territori di pascolo extraurbani e che si insinuano tra i pieni con un sistema capillare di vuoti che ancora oggi permette alle greggi di pecore di attraversare Suburbia. Sono terrains vagues longitudinali che tagliano le borgate abusive e i quartieri dell’edilizia pubblica, e che permettono ai ricercatori pedonali di far emergere il senso di quella città nata fuori e forse contro quel progetto moderno che risulta ancora incapace a riconoscerne i valori e quindi ad accedervi. Percorrerli in transurbanza è uno strumento estetico con cui esplorare e trasformare i Territori Attuali della città di Zonzo, la città nomade che vive dentro la città sedentaria, la città del perdersi e dell’errare. È camminando e perdendosi che l’uomo paleolitico ha cominciato a costruire il paesaggio naturale che lo circondava, è camminando e parlando che i proto-peripatetici hanno cominciato a dare un senso alle realtà intorno a loro. Andare a Zonzo può sostituirsi al progettare, è l’azione che ha permesso all’uomo di dare nome ai luoghi, di inventare una propria geografia, di operare una prima trasformazione simbolica del territorio. Camminare mappando è la forma del progetto nomade. Zonzo è la palestra di questo progetto.

(Voce curata da Francesco Careri per : Osservatorio Nomade (a cura di), En-Ciclo-Poedia. In bici o a piedi da A come amacario a Z come zonzo, no-made edizioni, 2002, volume mai uscito dal corso di pubblicazione)

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